Scambio di Coppia
Avventura in alto mare - 1 parte
12.07.2025 |
3.010 |
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"E godiamoceli per davvero! Siamo soli in mezzo al mare, lontani dai pregiudizi e dai giudizi della gente..."
Le cose improvvisate sono sempre le migliori. Potrei riassumere così il nostro recente fine settimana al mare. Certamente avrei trasmesso il succo di quanto accaduto, ma tralascerei dei particolari molto invitanti. E allora proviamo a mettere nero su bianco quello che abbiamo vissuto non più tardi di una manciata di giorni fa.Quello che inizialmente doveva essere un fine settimana con gli amici a Rimini, è diventato nel giro di poche ore prima un dramma (amici che “scusate ma non sapete cosa è accaduto”, sabato di ferie preso con largo anticipo poi negato, poi di nuovo concesso) un week end in Maremma, soli io e il mio Lui. Più ostinati degli imprevisti.
Ma partiamo dal principio. Gli amici ci hanno già tirato il pacco. L’appartamento di Rimini, sempre libero il fine settimana di giugno, alla fine non era sempre così libero. Superata l’ansia da ferie negate e concesse, fu il mio Lui in un assolato venerdì mattina a recuperare un week end destinato a naufragare nella solita noia.
“Prendiamo la tenda e andiamocene al nostro campeggio in Maremma. Ci facciamo due giorni di mare io e te. Che ne dici?”
Tre ore dopo, sfrecciavamo verso Grosseto, lasciandoci Siena alle spalle.
Il campeggio ci aspettava, immobile e immutato come sempre. Le solite facce, le solite tende e le solite roulotte. Ogni anno più vecchie. Solo il fascino di una pineta ancor selvaggia, nonostante le piazzole, e di un mare incontaminato, seppur prossimo ad altre località balneari ben più blasonate, rendeva questa piccola oasi il nostro paradiso segreto.
Montammo la nostra tenda davanti a una roulotte a noi stranamente familiare. Ricordavo di averla vista molte volte, ma per qualche ragione non riuscivo ad associarvi nomi o facce. Ma non mi feci molti problemi, ci cambiammo veloci e ci tuffammo in mare.
Al nostro rientro in campeggio, impegnata a stendere i costumi da bagno fuori dalla roulotte, stava una donna sulla quarantina dai lunghi riccioli neri, vestita di un pareo rosso acceso che faceva spiccare ancora di più la sua pelle abbronzata. Alzò gli occhi neri incorniciati dalle lunghe ciglia e da un caldo sorriso e mi chiamò per nome.
“Federica!” ricambiai la cortesia, ancora incredula. “Saranno due ore che mi sto domandando di chi fosse questa roulotte… Quanto tempo!”
Federica mi venne incontro come muovendo passi di danza su una musica silenziosa. I suoi piedi scalzi quasi fluttuavano sul morbido tappeto naturale di sabbia e aghi di pino. Mi avvolse in un abbraccio.
Conosco Federica da quasi trent’anni. Per molte estati abbiamo trascorso le nostre vacanze al campeggio assieme ai genitori. Niente di particolarmente originale: entrambe le nostre famiglie piazzavano la roulotte a inizio giugno per toglierla a settembre. Ricordo ancora l’estate della maturità - eravamo coetanee - o l’anno in cui mi fidanzai col mio Lui e lo portai per la prima volta al mare dai miei genitori.
Poi il tempo passa, le cose cambiano, le conoscenze si allentano. Federica abitava a Roma, pertanto non avevamo moltissime occasioni di trovarci o passare del tempo insieme.
Il tempo passa, è vero, ma su Federica si era fermato. Mi sembrava di essere tornata indietro negli anni.
Mi disse che era arrivata nel pomeriggio assieme a Fabio, suo marito, e che l’indomani sarebbero partiti per farsi due giorni in mare con la loro nuova barca, ormeggiata al molo poco lontano dal campeggio.
“Fabio ha sempre avuto la passione per le barche… ultimamente con il lavoro ci sta andando piuttosto bene e allora ci siamo tolti una piccola soddisfazione”
Il mio Lui ci raggiunse, salutò Federica - si erano conosciuti una vita fa - le chiese come stava, cosa faceva. Federica era felicissima di vederci.
“Ma tu guarda, dopo tanto tempo… che fate per cena stasera? Mangiamo una cosa insieme? A Fabio piace quel ristorante sul mare, se volete passo a prenotare per le nove”
Alle nove in punto, Fabio e Federica ci aspettavano sorridenti al tavolo. Le ultime luci del giorno e il suono del mare facevano scomparire tutto il resto, gli altri clienti, i camerieri… quell’angolo a noi riservato era a pochi passi dalla sabbia, lontano dal brusio di un normale venerdì sera. Fabio, un uomo calvo con una barba lunga ma molto curata e lo sguardo magnetico, si alzò di scatto per salutarci. Poteva avere tra i quaranta e i cinquanta, ma era molto tonico e la camicia di lino bianco faceva risaltare la sua abbronzatura da lupo di mare. Gli occhi di Federica brillavano in quella cascata di riccioli neri che finivano morbidi sulle spalle abbronzate e sul vestito floreale.
Fu una bellissima serata. Mangiammo bene, bevemmo meglio e parlammo e ridemmo tantissimo. Non fu la solita rimpatriata degli amici del mare, fu piuttosto una piacevole serata dove parlammo in tranquillità di tutto - vita, sogni, problemi, vacanze…
“Mi ha detto Federica che domani mattina salpate?” chiesi a Fabio mentre aspettavamo il caffè.
“È vero, domani togliamo l’ancora e poi rotta verso il mare aperto! Due giorni di pace e libertà assoluta!”
“Scusa amore - lo interruppe Federica - sentiamo se vogliono venire con noi, no?”
Non lo fece neanche rispondere.
“Mica soffrite il mal di mare?”
Dovevamo andare a Rimini. Poi l’inghippo con le ferie. Alla fine pensavamo di fare vita da spiaggia. Ora avevamo la possibilità di spiegare le vele…
Accettammo l’offerta, ringraziando i nostri amici e riempiendoli di domande da veri neofiti imbranati. Fabio rise a quasi tutti i nostri dubbi.
“Che dobbiamo portare? Cosa dobbiamo fare? Ma per dormire? E per mangiare?”
Non eravamo proprio dei lupi di mare, ma Fabio e Federica furono molto gentili a risponderci e a darci tutte le informazioni necessarie.
“E se poi mi girano le scatole, tu finisci a pulire il ponte e il tuo uomo a pelare le patate!”
Ridemmo mentre ci lasciavamo alle spalle il ristorante per fare due passi lungomare. All’improvviso, le mani di Fabio sulle mie spalle e su quelle del mio Lui “Mi raccomando, crema solare e doposole… sennò vi bruciate le chiappe!”
Il mattino dopo, aprii la zip della tenda e incrociai lo sguardo sorridente di Federica.
“Buongiorno! Dormito bene? Fabio è già alla barca a sistemare le sue cose. È più impaziente di un bambino la mattina di Natale. Io devo preparare ancora il mio zaino, se volete poi andiamo alla barca insieme”
Sistemammo le nostre cose in uno zaino. Costumi, vestiti, beauty case e poco più. Lasciammo la tenda in ordine e ci avviammo con Federica verso il molo. Per strada, ci fermammo a un bar per comprare la colazione, che avremmo fatto a bordo una volta partiti.
“Fede ma dove andiamo oggi? Intendo, Fabio ha già stabilito la rotta?”
“So soltanto che voleva andare a Montecristo, conosce un bel posto tranquillo dove fare il bagno. Poi non so quali siano i piani per il resto della giornata… Il capitano è lui, io sono la sua sirena. Nel senso che me ne sto a prendere il sole e in acqua ogni tanto” rise.
La barca di Fabio era molto più grande di quello che mi ero immaginata. Ed era meravigliosa.
L’albero maestro svettava fiero tra le altre barche, facendole sembrare minuscole. Fabio ci attendeva felice a poppa, appoggiato al timone. I primi raggi di sole del mattino lo illuminavano come una figura mitologica, mentre ci aiutava a salire a bordo senza finire in acqua con armi e bagagli.
Federica scese sotto coperta a poggiare le borse, io rimasi per un po’ a prendere confidenza con lo sballottamento del mare. Il mio Lui fu subito rapito da Fabio, che iniziò a spiegargli le operazioni necessarie per salpare, chiedendo con gentilezza se volesse aiutarlo.
La barca era veramente eccezionale. Non mi intendevo assolutamente di nautica, ma ero rapita dal senso di libertà che quelle assi trasmettevano. Mi sedetti a un tavolino posizionato poco sotto al timone, cercando di familiarizzare con l’ambiente. Il mio Lui e Fabio erano già diventati due esperti marinai. Fabio lo era già, il mio uomo sembrava aver appreso la lezione molto rapidamente.
La barca si mosse, come sospinta da una mano invisibile. Il mare ci stava chiamando a gran voce. Mi alzai per fare una foto ai due uomini, eleganti e concentrati al timone. Fabio guardava avanti con gli occhi socchiusi, il robusto petto nudo abbrustolito dal sole. Indossava dei pantaloni lunghi di lino.
“Tra poco saremo in mare aperto - mi disse Fabio - vedrai che vi piacerà. Oh ragazzi, mettetevi comodi eh! Siete nostri ospiti!”
“Veramente io volevo diventare ammiraglio entro stasera” rispose il mio uomo.
La costa si allontanava sempre di più. La barca di Fabio solcava leggiadra il mare piatto, sospinta da un vento discreto che rendeva estremamente piacevole il tepore mattutino del sole. Sparivano gli ombrelloni, le grida dei bagnanti, i pedalò, fino a confondersi nella macchia verdastra delle pinete. Eravamo in mare aperto. Attorno a noi, ma lontane sullo sfondo, decine di piccole vele bianche.
Federica tornò alla luce, i lunghi riccioli neri imprigionati in uno chignon. Il corpo perfetto cinto da quel pareo rosso brillante che terminava maliziosamente sulle spalle.
“Ho sistemato le nostre cose nelle cabine. La vostra è quella proprio davanti alle scale, accanto al bagno. Non sto a farti fare il giro perché… oltre ai letti non c’è molto da vedere! Mi aiuteresti a preparare la colazione?”
L’aroma marino mischiato al profumo della moka, le chiacchiere gentili tra amici mentre la nostra imbarcazione macinava silenziosa miglia su miglia, era una mattinata davvero perfetta.
Federica finì il suo caffè, si alzò in piedi sciogliendo il nodo del pareo sulle sue spalle “Siamo in mare aperto, io mi metto a prendere un po’ di sole”
Il tessuto rosso cadde a terra con grazia, come se il corpo che lo riempiva fosse svanito all’improvviso. Il seno perfetto di Federica si offrì ai raggi del sole, allo sguardo compiaciuto di Fabio e a quello stupito del mio uomo. Uno slip molto succinto, faceva capolino tra le forme perfette di Federica.
“Mica vi da fastidio se…”
Non finì la frase. Provai a vincere l’imbarazzo del momento dicendo che no, non mi dava nessuna noia anzi! Non sono certo una bacchettona, tutt’altro. Non mi aspettavo però di trovarmi davanti a lei in quello stato e, soprattutto, non pensavo di provare quel piccolissimo brivido che mi accorsi stava scorrendo leggerissimo sulla mia schiena.
Federica si sdraiò al sole, su uno dei materassini posizionati tra l’albero e il timone. Mi fece cenno di raggiungerla.
“Tu prendi il sole vestita?” Sorrise
“Beh, lo stai prendendo tutto tu!” Le risposi
“E dai, vieni qua a rilassarti un attimo! Mica ti vergogni di me?”
La raggiunsi sul grande materassino bianco, il suo corpo abbronzato spiccava in tutta la sua bellezza. Mi tolsi la maglietta e gliela tirai con delicatezza sul viso. Si alzò di scatto e fece per tirarmela indietro, ma ebbe un’esitazione quando mi vide sdraiata in topless accanto a lei. Si mordicchiò il labbro, poi tornò supina ad offrirsi ai raggi solari.
Restammo sotto il sole per un bel po’. Il vento ci accarezzava e rendeva sopportabili i raggi caldi. Fui risvegliata dal torpore dalle mani del mio Lui, corso a spalmarmi la protezione solare sulla schiena.
“Federica non ne ha bisogno perché è già bella scura, ma tu forse è meglio se ti dai un po’ di crema… altrimenti stanotte ululerai!” Le sue mani sulla mia schiena in una fresca carezza. Indugiò un po’ troppo sul mio fondoschiena e lo scacciai un po’ risentita.
Verso le dieci e mezza, la selvaggia bellezza di Montecristo si manifestò davanti a noi. Fabio ormeggiò la barca nel mezzo di una caletta con grande cura. Sulla riva, si scorgeva una bella spiaggia completamente deserta, incastonata tra due file opposte di rocce che dall’alto di una sparuta vegetazione mediterranea, finivano dritte in mare. Quando ebbe terminato, si voltò verso di noi ed esclamò: “carissimi, quando volete potete tuffarvi e nuotare verso la riva. L’acqua non è molto alta e c’è poca corrente. Se siamo fortunati oggi qui non arriva più nessuno!”
Detto questo, si tolse i pantaloni e si tuffò in acqua. Fu molto rapido, ma non potei fare a meno di notare che non portava intimo o costume sotto ai pantaloni.
Ci tuffammo tutti e quattro in acqua. La temperatura era eccezionale e ci lasciammo cullare dalle piccole onde mentre nuotavamo lentamente verso la riva. Sulla spiaggia, sdraiato al sole e completamente nudo, ci aspettava Fabio. Federica lo raggiunse e si sdraiò accanto a lui. Il suo corpo bagnato fece sobbalzare Fabio, già temperato al sole. Noi due restammo ancora un po’ a mollo, coccolandoci a vicenda nel grande abbraccio del mare.
Benché fossi piuttosto lontana dai nostri amici, notai che si stavano baciando con crescente passione, le loro mani si incontravano sui loro corpi, le loro dita si cercavano e si intrecciavano. Forse la distanza mi traeva in inganno, ma Fabio mi sembrava stesse avendo una erezione. Il pensiero fu scacciato da un bacio improvviso del mio Lui, accompagnato da una mano birichina che scivolò un po’ troppo sotto al pelo dell’acqua.
“Vuoi andare anche tu a fare i fidanzatini sul bagnasciuga?” Mi chiese il mio Lui. Non risposi, ma neanche scacciai l’idea. C’era una punta di curiosità, un qualcosa che non riuscivo bene a delineare, ma aveva al centro il mostrare le nostre nudità. Sentivo che la barriera naturale del pudore aveva vacillato e stava ancora cercando un appiglio sicuro, come il mio capogiro appena salita a bordo. Forse le cose erano collegate? Mi diedi della sciocca per averci pensato.
Il nostro momento idilliaco fu interrotto dall’arrivo di una barca. Vi scesero tre coppie di ragazzi giovani che nuotarono fino a riva salvo poi trovarsi al cospetto della nudità di Fabio. Li sentii fare dell’ironia mentre si allontanavano da noi, non senza buttare un’occhiata distratta ai nostri corpi in libertà. Si sdraiarono al sole poco più lontano, una terribile playlist sparata da una cassa bluetooth turbò la tranquillità mediterranea della nostra caletta.
“Fine della pace. Che ne dite se torniamo a bordo e ci spostiamo un po’ per pranzare?”
Accogliemmo la proposta di Fabio, con una punta di tristezza per la brusca interruzione. Una sensazione che fortunatamente fu scacciata via una volta messe le gambe sotto la tavola.
Per l’occasione, Federica aveva preparato un piatto freddo a base di prodotti locali, accompagnato da focaccia e bollicine. Fu un pranzo leggero che ci rimise in sesto per affrontare il resto della giornata, d’altronde si sa: il mare stanca, o almeno così dicono. Le bollicine poi dettero quell’allegria in più per scherzare sull’arrivo delle tre coppie di “barbari”.
“Il pranzo è stato volutamente leggero ragazzi - confessò Fabio mentre inaugurava un altro giro di prosecco - stasera vi porto in un posticino da urlo. Ho un amico che ha aperto da poco un ristorantino all’Elba. Vi piace il pesce vero? Da stasera lo adorerete!”
L’organizzazione di Fabio e Federica era veramente eccezionale. Tutto perfetto dal momento in cui siamo salpati, l’arrivo a Montecristo, la cena… desideravo che il tempo rallentasse per godermi a pieno ogni minuto del nostro viaggio insieme. E quella sensazione ancora senza nome, grazie anche alla spinta delle bollicine, tornava a far capolino mentre sedevamo assieme al tavolo davanti ai timoni, mentre brindavamo felici, ogni volta che i nostri piedi nudi si sfioravano accidentalmente sotto alla tavola.
Forse per il troppo prosecco o per il sole a picco, mi sentii avvolgere da una certa stanchezza. Chiesi a Federica se potevo scendere sotto coperta a riposarmi un po’.
“Ma certo tesoro, il vostro letto è proprio davanti alle scale. Scendi e ci sei!”
Seguii le sue indicazioni, scesi e scale e aprii la porta a scorrere. Un bel materasso matrimoniale era incastonato in questa piccola stanzetta dal soffitto basso. La biancheria era molto pulita e profumata. Federica aveva lasciato anche degli asciugamani sul letto, un po’ come se fossimo in crociera. Sulla sinistra, una serie di oblò offriva una vista mozzafiato sul mare aperto. Mi sdraiai sul letto, mi feci cullare dal mare e mi appisolai. Riuscii a malapena ad accorgermi dell’arrivo del mio Lui, poi cedetti all’abbraccio di Morfeo.
Quando mi risvegliai, il mio uomo stava dormendo profondamente. Decisi di non disturbarlo e scivolai verso la porta il più silenziosamente possibile. Credo di aver dormito almeno un paio d’ore perché il sole sembrava già aver iniziato il suo percorso calante verso l’orizzonte. Pian piano, mi avvicinai alle scale, i miei piedi nudi avanzavano sul bellissimo pavimento in legno - ho sempre amato camminare scalza.
Forse il mio risveglio fu troppo silenzioso. Quando uscii nuovamente alla luce del sole, vidi Fabio seduto su una panca a poppa, poco lontano dal timone. Se ne stava a occhi chiusi, il collo reclinato all’indietro. Inginocchiata tra le sue gambe nude e divaricate, Federica mi dava le spalle fasciata nel pareo rosso.
Imbarazzata, non riuscii a muovermi per quella che mi parve un’infinità. Quando poi feci il primo timido passo indietro, Federica si voltò verso di me. I suoi occhi neri brillavano come mai li avevo visti prima, la sua bocca mi regalò un sorriso bianchissimo. Nella sua mano destra pulsava il membro eretto di Fabio.
Federica si mordicchiò il labbro, senza lasciare la presa su Fabio. Il dolce suono dei suoi braccialetti non lasciava spazio all’immaginazione.
Fabio aprì gli occhi, come svegliatosi di soprassalto. Sorrise.
“Ben svegliata!”
La cascata di ricci neri ondeggiava inequivocabile tra le sue gambe. La sagoma perfetta del corpo di Federica, resa ancor più leggiadra dal tessuto brillante, si muoveva felina tra le possenti gambe dell’uomo. La donna si voltò di nuovo verso di me, tenendo tra le labbra il glande di Fabio e abbozzando un sorriso malizioso.
Non sapevo come uscire da questa situazione. Oltre al normale imbarazzo, c’era ancora quella sensazione senza forma e senza nome. Solo che stavolta aveva iniziato a vibrare dentro di me dal profondo. Chissà cosa sarebbe successo se Federica non si fosse alzata?
Mi passò accanto lasciando cadere a terra il pareo. Il profumo del suo corpo nudo mi inebriò la mente, poi si tuffò in mare sparendo sotto al pelo dell’acqua. Dopo di lei, fu il turno di Fabio che sfilò al mio fianco con grande tranquillità e senza nascondere la sua erezione.
Avevo voglia di bere qualcosa di fresco. “Che giornata lunga!” Pensai. Mi riempii un bicchiere con del prosecco e scesi sottocoperta dal mio Lui.
“Che cosa? Lei stava facendo…” fu un risveglio del tutto anomalo per il mio uomo.
“Si, ti dico. Sono salita su e ho trovato lei inginocchiata tra le gambe di lui e lui tutto beato!”
“Magari non ti hanno sentito arrivare e ne hanno approfittato visto che stavamo dormendo, no?”
“Federica non ha smesso di fare quello che stava facendo quando mi ha visto. Si è voltata e ha sorriso. Due volte!”
“E che avrebbe dovuto fare? Negare? Piangere? Scappare? Secondo me l’hanno gestita alla grande. Siamo adulti e vaccinati, siamo in mezzo al mare, siamo praticamente nudi… è normale che quando scatta la voglia…”
“Quindi per te è normale?”
“Non ho detto che è si deve fare sempre così. Ho solo detto che nella situazione in cui siamo, non c’è nulla di anomalo. Magari stavano solo facendo le coccole e si sono fatti trasportare. Noi dormivamo e siamo pur sempre in mezzo al nulla!”
“Amore, Federica mi ha sorriso. Credo fosse un invito”
“Appunto. Credi. Non ti ha detto “vieni”. Ti ha solo sorriso. Secondo me c’era più imbarazzo in lei che in te”
Intanto, i due erano usciti dall’acqua ed erano tornati a bordo. Sentivamo i loro passi sopra di noi. Probabilmente si stavano sdraiando sul materasso al sole.
Quando uscimmo sul ponte, la nostra supposizione trovò conferma. Fabio e Federica stavano asciugandosi supini al sole, tenendosi per mano.
“Volevo chiederti scusa se prima ti ho in qualche modo disturbato - disse Federica - ci siamo scambiati qualche effusione di troppo ed è scattata la molla”
“Sai, non ospitiamo molte persone a bordo - fece eco Fabio - quindi per noi qui è come se fossimo nel nostro mondo, lontani da tutto. Come puoi immaginare non è la prima volta che ci lasciamo andare in mare aperto. E posso confermare che non sarà neanche l’ultima!” Federica rise.
“Sono io che vi chiedo scusa. Avrei dovuto essere più discreta. D’altronde noi siamo ospiti qui e…”
“Siete ospiti - mi interruppe Fabio - ma, è proprio il caso di dirlo - siamo tutti sulla stessa barca. Non fatevi problemi se la cosa vi disturba o… se la cosa vi ispira. Chi siamo noi per impedirvi di vivere in libertà i vostri istinti? D’altronde mi hai sorpreso col pisello in bocca alla mia Fede!” Federica gli mollò una pacca sul sedere.
“Quello che Fabio voleva dire è: quello che accade su questa barca resta tra noi. E su questa barca accade solo quello che vogliamo far accadere” si mordicchiò ancora il labbro in quel modo.
Il mio uomo si tolse la maglietta e si abbassò il costume. Lo sguardo di Federica scese verso il basso. Ancora un labbro mordicchiato.
“Avete ragione voi - esclamò il mio uomo - godiamoci questi giorni di libertà. E godiamoceli per davvero! Siamo soli in mezzo al mare, lontani dai pregiudizi e dai giudizi della gente. Abbiamo tanto tempo per rimetterci il costume!”
E si tuffò in acqua.
“E tu? - mi chiese Fabio - non lo fai il bagno? Guarda che tra poco dobbiamo ripartire. Ci aspetta l’Isola d’Elba!”
Mi tolsi il pareo in silenzio. Indugiai per qualche istante, offrendo io mio seno agli sguardi compiaciuti della coppia. Mi resi conto che stavo respirando più velocemente del normale. Gli slip caddero sul pavimento, accanto al pareo. Fabio e Federica approvarono.
Mi tuffai in acqua, godendo dell’abbraccio totale del mare che scorreva ora su ogni centimetro del mio corpo.
La sera cenammo in un piccolo paesino elbano, incastonato sul mare. Lasciammo la barca giù al piccolo porto e salimmo a piedi tra le ripide stradine. Fabio aveva prenotato in questo piccolo ristorante in cima al paese. Un gioiellino con una manciata di coperti e una vista eccezionale sul mare. Il proprietario, vecchio amico di Fabio, ci accolse all’ingresso con un brindisi di benvenuto e un piccolo assaggio di finger food che lui stesso definì “speciale”. Notai che le sue attenzioni erano perlopiù rivolte verso Federica, d’altronde il fresco vestito floreale che le lasciava scoperta la schiena non poteva lasciare impassibili.
Il padrone del ristorante ci riservò il miglior tavolo, vista mozzafiato e piuttosto defilato rispetto agli altri clienti. Anche il servizio fu molto discreto, con brevi presentazioni dei piatti e dei vini. Potemmo trascorrere quindi una serata molto tranquilla e piacevole, parlando del più e del meno, solleticando i nostri palati con i sapori della cucina locale e, soprattutto, scaldando i nostri animi con dei bianchi freschissimi.
“Ma quindi tu quando ci hai beccati oggi pomeriggio - Fabio sterzò la discussione senza tanti mezzi termini - cosa hai pensato? Oddio che pervertiti oppure anvedi Federica che doti nascoste che ha?”
Sciolta la mia timidezza nel vino, risposi con naturalezza che vedere Federica così sensualmente adagiata tra le gambe di Fabio mi aveva provocato un brivido inaspettato. Fabio inarcò un sopracciglio, Federica si mordicchiò il labbro di nuovo. Il mio uomo si lasciò andare a un “attenzione! Qui cambia tutto signori!” Lo guardai con uno sguardo tipo “cambia tutto cosa?” Che fece scoppiare tutti e quattro a ridere.
“E tu questo brivido lo hai assecondato, ascoltato o represso?” Sempre Fabio.
Cercai di seguirlo nel suo discorso, mi sentivo forte forse perché eravamo in un luogo pubblico ma comunque leggermente defilati. In mezzo alla gente, ma un po’ distaccati.
“Ho prima cercato di ascoltarlo perché non mi ero mai trovata in una situazione simile. Ma quando ho pensato di averlo compreso è svanito”
“Interessante - si spostò con la sedia verso Federica che lo cinse con le braccia. Entrambi davano le spalle al panorama e alla notte che stava scendendo sul paese e sul mare - quindi sei stata razionale in una situazione completamente irrazionale o comunque non usuale”
“Sembrerebbe di si, Fabio” risposi. La mano sinistra di Federica scorse sul petto dell’uomo, poi sparì sotto al tavolo,
“Ecco, mettiamo il caso ora io vi chiedessi di alzarvi, di venire qui alla ringhiera della terrazza e di guardare il panorama”
“Cosa?”
“Si, per favore alzatevi e venite a vedere il panorama”
Entrambi ci levammo e girammo attorno al tavolo, ancora stupiti per la richiesta di Fabio. Capimmo tutto quando arrivammo vicino ai nostri amici.
Protetta dal bordo del tavolo e dalla posizione defilata, Federica aveva aperto i pantaloni di Fabio e lo stava accarezzando con una mano. Con movimenti circolari lentissimi strofinava il pene di Fabio sulla tovaglia di cotone bianco.
Restammo tutti e due in silenzio, guardando con un certo imbarazzo il paesaggio, non senza però buttare un’occhiata al gioco che i nostri amici avevano avviato.
Quando Fabio fu ben eretto, Federica si guardò prima attorno, poi abbassò la testa dietro al tavolo, accogliendo nella sua bocca il membro turgido del compagno. Durò solo due secondi, forse meno, poi tornò su sorridente, come se niente fosse. La mano sempre ben stretta alla base, per far svettare l’eccitazione di Fabio.
“Ora per esempio potresti fare la stessa cosa tu - mi disse Fabio - con gran naturalezza”
Mi strinsi verso il mio uomo e Fabio capì il segnale.
“Non hai capito quello che intendevo forse. Volevo dire che potresti fare la stessa cosa tu… al tuo uomo. Voltati verso il panorama, dando le spalle al locale”
“Fabio, ma cosa…”
“Con la stessa naturalezza con cui vi siete messi a nudo prima, potresti forse aprire la patta dei pantaloni al tuo uomo, che per la cronaca non aspetta altro, e giocare al gioco anche voi”
La voce ipnotica di Fabio sembrava guidare la mia mano, che scendeva sempre più giù, ora alla cintura, ora sulla cerniera dei pantaloni del mio Lui. Gettavo di tanto in tanto un’occhiata preoccupata verso la sala e vedevo Federica che alternava il gioco manuale a brevi ma intense succhiate. Il mio uomo era un blocco di ghiaccio, tutt’uno con la ringhiera di ferro battuto che cingeva la terrazza.
“Vedi che quel brivido è tornato? Ora prendilo in mano e fa che prenda un po’ d’aria - sorrise - fagli sentire quanto è freddo il ferro della ringhiera”
La mia mano sinistra si chiuse attorno al membro del mio uomo, già reso duro dall’eccitazione del momento. Sentii il suo respiro cambiare mentre iniziavo piano a muovermi lungo la sua lunghezza.
“Brava, vedi Fede? Anche loro sono dei grandi giocatori - Federica annuì mentre ruotava il palmo della mano sulla punta del glande di Fabio - Dai ora prova anche tu a dare un bacetto al tuo… cameriere”
Lo disse con naturalezza, senza cambiare tono. Federica fu abilissima ad aiutarsi con la tovaglia e a nascondere il cazzo di Fabio. Io no. Capii quando era già troppo tardi. Una voce estranea al nostro quartetto ci chiese se volevamo un dessert.
Ancora una volta, Fabio fu un regista perfetto. Prese la parola e gestì la discussione con l’ignaro cameriere, ordinando per tutti e quattro. Io ero paralizzata col pene del mio uomo in mano. Lui non si muoveva e fingeva di guardare il paesaggio con grande interesse, cercando di dare le spalle al ragazzo.
“Volete qualcos’altro?” Si rivolse a noi
Si! Che tu sparisca il tempo necessario per farmi rimettere a posto il tutto. Pensai.
Feci no con la mano destra, senza neanche voltarmi.
Deve aver pensato che sono proprio una gran maleducata. Per certi versi non aveva tutti i torti.
Quando finalmente se ne andò, Fabio e Federica scoppiarono a ridere come dei pazzi. In un secondo il mio uomo tornò sulla terra e si rimise il cazzo dentro ai pantaloni. Sollevata, scoppiai anche io in una risata liberatoria. Il mio Lui mi seguì. Ridevamo tutti e quattro come dei matti e fu in quel momento che il proprietario del locale tornò al nostro tavolo con quattro bicchieri.
“Senti un po’ che buonumore il mio amico Fabio? O che gli hai fatto vedere a questa gente per farli ridere così? Ma che ti sei spogliato per caso?”
E giù ancora risate. Se solo sapesse…
Fabio volle offrire la cena. Fu un duello all’ultima carta di credito con il mio uomo, ma alla fine la spuntò. Salutammo il proprietario, ringraziandolo per la bella serata, e ci avviammo giù verso il porto. Era una bella serata limpida, appena un falcetto di luna e tantissime stelle fino all’orizzonte. Il vialetto d’ingresso del ristorante profumava di fiori.
Camminavamo mano nella mano a coppie, il silenzio della notte interrotto dai nostri passi. Federica ad un certo momento se ne uscì con queste parole “Facciamo un gioco?”
Il mio uomo le rispose chiedendo di che gioco si trattava. Federica non usò tanti giri di parole.
“Torniamo alla barca separati?”
“Cioè? Ognuno per conto suo?” Le chiesi, sapendo già che non era così.
“E che gioco sarebbe? No, a coppie ma… separati. Tu e Fabio. Io e lui”
Ebbi un leggero capogiro. Prima l’esibizionismo al ristorante, ora questo. Dove stavamo andando a finire? In realtà già immaginavo chiaramente come sarebbe finita la serata, avevo messo in conto qualcosa di eccessivo dopo lo strano gioco al ristorante. Mi sentivo pronta a giocare, forse non ero sufficientemente pronta per giocare così.
“Mi sembra una ottima idea Fede - disse Fabio - fagli fare un giretto dalla piazza, noi intanto passiamo dal lungomare e mi preparo per salpare”
Federica porse la mano al mio Lui. Mi guardò chiedendo “Posso?”
Il mio compagno non prese la sua mano fino a quando non dissi di sì. Si allontanarono mano nella mano, la sagoma scolpita del mio uomo e la schiena bruna sotto una nuvola di ricci neri di Federica accanto a lui. Li seguii con lo sguardo fino a quando non sparirono dietro un muretto, non prima di averci salutato.
“Posso prenderti per mano?” Fabio si fece al mio fianco. Le mie dita intrecciarono le sue, ruvida mano da uomo di mare.
Passeggiavamo silenziosi nella via in discesa. Ogni tanto incontravamo una finestra aperta, una luce accesa, incrociavamo sguardi degli abitanti del paese che rispondevano al nostro saluto, ignari del nostro gioco.
“Tu penserai che siamo due matti vero?”
“Beh - risposi - è vero che è difficile definire cosa è normale e cosa no. Tuttavia, si… un po’ strani tu e Fede lo siete”
Sorrise.
“Scusa se te lo dico Fabio ma non mi era mai capitato di… insomma, prima di oggi non avevo mai pensato di fare…”
“Di prenderlo in mano al tuo uomo davanti a degli sconosciuti?”
“Sshh, zitto!”
“Capirai, chi vuoi che ci senta? Siamo stranieri in terra straniera qui!”
Facemmo qualche passo in silenzio.
“Comunque si. Di prenderlo in mano davanti a sconosciuti” feci.
“E cosa hai provato?”
“Cosa?”
“Cosa hai provato? Quando hai visto cosa faceva Federica? Quando hai fatto altrettanto al tuo ragazzo?”
“Paura di essere scoperta. Imbarazzo”
“Nient’altro?”
“Voglia di andare avanti. Di osare un pochettino di più. Questo almeno fino al cameriere. A quel punto mi volevo buttare dalla terrazza!”
Fabio si fermò davanti a un buio portone socchiuso. Mi guardò negli occhi sempre tenendomi per la mano e mi disse “E ora che cosa stai provando?”
“Fabio perché me lo chiedi?”
La sua mano carezzò il mio mento. Ancora quel brivido pulsante.
“Lo vedi quel portone? Che ne pensi se adesso noi entriamo?”
“Fabio?”
“Dai, lo so che quel brividino ti piace!”
“Fabio io…”
“Al mio tre. Uno, due…”
Saltammo dentro quel buco oscuro, lasciandoci fuori le deboli luci del paese. Mi appoggiai al muro e in un momento Fabio fu davanti a me, i suoi occhi scintillavano nella penombra. Le nostre mani si incontrarono, ci baciammo con passione nel buio di quell’androne. La sua barba irritava la mia pelle, ma non riuscivo a scappare dalla sua lingua che vorticava morbida nella mia bocca. Inciampammo in qualcosa che avrebbe potuto essere uno scalino, poi tornammo a unire le nostre bocche. Il brivido senza nome adesso bruciava vivido mentre sentivo il suo corpo a contatto col mio. Le sue mani esploravano la mia pelle dandomi un fremito che mi faceva vibrare nel profondo. Lo sentii già duro spingere prepotente sul mio ventre. Mi feci strada tra i bottoni dei suoi pantaloni, la mia mano incontrò il suo membro possente. Cominciai a masturbarlo con forza, nel buio. Sentivo il suo respiro, potevo percepire le sue vibrazioni sotto le mie dita serrate. Si abbandonò alla mia mano gemendo piano.
Ad un tratto si accese la luce nell’androne. Fabio era con la schiena al muro e con la mano seguiva i miei movimenti. Vidi la mia mano attorno al suo cazzo. Fu una voce sconosciuta a farmi trasalire.
“Ma chi c’è per le scale?”
La nostra improvvisa passione aveva disturbato il riposo serale di un anziano signore al piano di sopra. Adesso stava sul pianerottolo a cercare di capire cosa stesse succedendo.
“Ma chi siete voi?”
Fabio si rivestì in fretta e furia, poi mi prese per la mano e ridendo come un matto mi tirò fuori dall’androne.
L’uomo echeggiò ancora una volta prima di sparire nel silenzio della notte.
“Si, confermo. Non siamo normali” scherzò Fabio.
Chissà cosa stava facendo il mio uomo con Federica.
Arrivammo alla barca e ancora non c’era traccia degli altri due. Fabio si mise a preparare per la partenza, come se niente fosse. Gli chiesi se fosse preoccupato e mi rispose “e perché?” Mandai un messaggio al mio uomo ma non ricevetti risposta.
Mi sedetti davanti al timone, cercando di distrarmi. Prima guardai le stelle, ma il lampione sul molo mi dava fastidio. Poi mi misi a osservare la maniacale preparazione della barca da parte di Fabio. Dovetti però smettere perché sentivo che il mio brivido caldo ancora non si era placato. Andai a sedermi a prua e attesi nel silenzio, culoata dal rollio delle onde.
“Ehi, alla buon’ora!” Esclamò Fabio.
Il mio uomo e Federica stavano camminando lungo il molo, mano nella mano. Federica teneva nell’altra mano le scarpe e camminava scalza.
Salirono a bordo e mi baciarono tutti e due. Prima Federica, sulle labbra, e poi il mio uomo.
“Scusateci, è colpa mia” disse Federica. Il mio Lui guardò per terra.
“Due minuti e partiamo ragazzi. Ci spostiamo giusto un po’ più in là verso Fetovaia. Saremo protetti dalle correnti e domattina possiamo fare il bagno appena alzati senza tanti scocciatori”
Scendemmo nella nostra camera. Il mio Lui aveva un peso sullo stomaco che non voleva rilasciare. Presi io l’iniziativa.
“Come è andata? Hai qualcosa da dirmi?”
“Secondo te stiamo facendo la cosa giusta?”
“Qual è per te la cosa sbagliata?”
“Non lo so. Speravo lo sapessi tu…”
“Cosa avete fatto?”
“Chi ti dice che abbiamo fatto qualcosa?”
“Vedi amore, la cosa sbagliata in queste situazioni è dirsi le bugie. Mi capisci?”
“Capisco benissimo ma perché devi essere così diretta? Io sono ancora un po’ frastornato da…”
“Ho fatto una sega a Fabio - tagliai corto - Dentro a un portone. Al buio. E ci siamo baciati. E più pensavo a te con Federica e più mi sentivo crescere dentro la voglia di farmelo in quell’androne buio”
Il mio uomo tacque, si buttò sul letto guardando il soffitto.
“Amore ho preso il cazzo di Fabio in mano. E mi è piaciuto. E se non fosse stato per un tizio che ha acceso la luce forse…”
“Federica si è tolta le mutande appena abbiamo girato l’angolo. Le ha lasciate su una finestra. ‘Non credo mi serviranno’ ha detto” il mio uomo raccontava lentamente fissando il vuoto “Mi ha provocato tutto il tempo, chiedendomi del ristorante. Quando siamo arrivati in piazza si è seduta su una panchina e si è alzata il vestito per farmi vedere com’era sotto”
“E… com’era?” Chiesi.
Il mio uomo si tirò su dal letto. Si avvicinò a me e mi carezzò.
“L’abbiamo vista tutti e due com’era - sorrise - diciamo che non era una novità. La novità è stata che a un tratto prima si è messa a toccarmi il cazzo con i suoi piedi scalzi, poi mi ha baciato e ha preso le mie mani e… beh hai capito”
“No, non ho capito. Che ha fatto?”
“Si è fatta toccare da me, in piazza. Un po’ defilati.”
“Ed era bagnata?”
“Si, no cioè… ma non sei incazzata scusa?”
“Amore, io sono eccitata. Oggi abbiamo pigiato forte sull’acceleratore. L’abbiamo fatto insieme. E adesso siamo qui a raccontarcelo. Io sono eccitata. E ora voglio solo scopare per rendere questa giornata indimenticabile!”
Il suo racconto imbarazzato mi aveva fatto bagnare. Immaginavo l’intraprendenza di Federica e la goffa reazione del mio uomo. Figuravo nella mia mente le due bocche unite nella passione, e nella mia testa echeggiava nitida la presenza di Fabio su di me, il suo respiro, la sua virilità nella mia mano.
In men che non si dica, fui sopra il mio uomo. Riuscimmo a toglierci i vestiti di dosso nonostante il poco spazio della stanza. Lo sentivo già duro spingere sul mio basso ventre. Le mie labbra bagnate lo accolsero dentro di me in un bacio profondo. I nostri sguardi si unirono mentre sopra di lui mi muovevo senza sosta per sentirlo avanzare dentro di me. Mi accorsi solo dopo un po’che stavamo tutti e due gemendo senza pudore, senza neanche provare a nascondere la nostra eccitazione. Probabilmente, anzi certamente, Fabio e Federica stavano sentendo tutto, e questo non faceva altro che contribuire ad accrescere la mia eccitazione.
“Dimmi che ti è piaciuto? Che ti piaceva toccarla mentre pensavi a me con Fabio”
“Si amore, si! Ero eccitatissimo a pensare che eri con lui a fare chissà cosa”
Spingevo forte sulle gambe mentre cavalcavo il mio uomo, la mia figa bagnava il suo basso ventre a ogni colpo, sentivo crescere dentro di me un piacere immenso che cercava la sua strada per esplodere dopo una intera giornata di piacevole provocazione.
Quando le sue dita, ancora fresche dell’esperienza tra le gambe di Federica, iniziarono a stimolarmi il clitoride, raggiunsi un orgasmo profondo che perdurò a lungo propagandosi in ogni centimetro del mio corpo. Mi abbandonai sul mio Lui, nel tentativo di prolungare il mio piacere. Quando lo sentii venire dentro di me in un vigoroso getto caldo di piacere, quasi persi i sensi inebriata dal piacere.
Restammo tutta la notte abbracciati, nudi e abbandonati l’uno dentro l’altra. L’ultima cosa che udii prima di addormentarmi fu il gemito musicale di Federica nella stanza accanto alla nostra. Forse non eravamo i soli ad avere qualcosa da raccontarsi quella sera.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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